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Le Pergamene dell'Archivio Vescovile di Minori, a cura di Vincenzo CRISCUOLO. Amalfi 1987, pp. XXXII-580
 

Le Pergamene dell'Archivio Vescovile di Minori, a cura di Vincenzo CRISCUOLO. Amalfi 1987, pp. XXXII-580

Lo scopo immediato del presente lavoro è la ricostruzione, l'ordinamento e la pubblicazione del fondo diplomatico una volta esistente o ancora attualmente conservato nell'Archivio Vescovile di Minori. Dalle ricerche finora effettuate risulta che l'intero corpo pergamenaceo dell'archivio minorese debitamente documentato comprendeva almeno 464 pezzi, distribuiti cronologicamente tra i secoli IX-XVIII: di essi solo 114 sono pervenuti fino a noi e così cronologicamente distribuiti:
secolo XI: 1; secolo XII: 1; secolo XIII: 2; secolo XIV: 5; secolo XV: 4; secolo XVI: 11; secolo XVII: 62; secolo XVIII: 28.
Di essi 12 sono "charte venditionis", cioè veri e propri contratti di compravendita, generalmente di terreni coltivati o di boschi con la relativa indicazione di prezzo.
La fitta nebbia, addensatasi per secoli sui problemi della stesura, datazione e trasmissione documentaria in territorio amalfitano, iniziò a diradarsi nei primi decenni del nostro secolo per merito di Riccardo Filangeri di Candida. Essa comunque si è recentemente dispersa del tutto grazie agli studi di un ricercatore tedesco, attualmente archivista di Stato nella Bassa Sassonia: dobbiamo infatti a Ulrich Schwarz l'aver fatto piena luce sul diploma amalfitano e portato a termine la quasi completa sistemazione del patrimonio diplomatico della Costiera Amalfitana dai suoi inizi fino all'anno 1100.
Inglobata come parte integrante nel ducato e nella repubblica marinara amalfitana fin dal suo sorgere, Minori partecipò all'attività e alla fortuna commerciale e politica del capoluogo costiero. Ad Amalfi il piccolo centro minorese fece anche continuo riferimento per la stesura dei suoi documenti ufficiali. Qui, fin dagli inizi del IX secolo, era fiorente ed autonoma l'attività diplomatica, garantita dall'esperienza di una sviluppata scuola curiale, che impresse alle sue "charte" modalità tipiche di contenuto e di forma. Ad essa è dovuta la formazione e la elaborazione della lineare ed elegante scrittura, paleograficamente conosciuta come "curiale" o "curialisca amalfitana".
I diplomi, datati secondo gli anni di reggenza e dominio dei vari dogi e firmati dagli "scribi" o dai "curiali" e dai testimoni, conservarono fin verso la fine del secolo XII, le proprie pecularietà di formazione e datazione. Dalla fine del secolo XII, e più ancora con la perdita definitiva dell'indipendenza politica, i diplomi costieri perderanno le proprie forme caratteristiche, assumeranno i sistemi di datazione romana e si uniformeranno ai criteri delle scuole diplomatiche coeve.
I primi diplomi minoresi, a noi pervenuti in originale o in regesto, furono tutti stesi ad Amalfi. Presumibilmente verso la metà del secolo XIII cominciarono a formarsi e a operare a Minori notai autoctoni. D'allora in poi furono scritti prevalentemente da essi i diplomi riguardanti le transazioni, i lasciti, i testamenti e in genere tutti i negozi giuridici della cittadina costiera.
Il numero attuale di 114 pergamene originali o quello di 464 pezzi pergamenacei desunto da copie o regesti rappresenta forse soltanto una minima parte dell'intero fondo diplomatico di Minori, che con l'elevazione a sede vescovile nel 987 conobbe indubbiamente un rapido incremento. Purtroppo la storia dell'archivio minorese è segnata, oltre che dall'inclemenza e voracità del tempo e dall'incuria degli uomii, anche da possibili incendi, furti accertati e sottrazioni indebite, che hanno contribuito al suo impauperimento indebite e alla sua progressiva decimazione.

 
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