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Luci e ombre della Costa di Amalfi. I beni culturali ieri e oggi, a cura di Gianni ABBATE, Saverio CARILLO, Marina D'APRILE. Catalogo della Mostra, Amalfi 2000, pp. 125, ill
 

Luci e ombre della Costa di Amalfi. I beni culturali ieri e oggi, a cura di Gianni ABBATE, Saverio CARILLO, Marina D'APRILE. Catalogo della Mostra, Amalfi 2000, pp. 125, ill

Luci e ombre della costa di Amalfi. I beni culturali ieri e oggi è il titolo della mostra allestita nella sede della biblioteca comunale, per iniziativa del Centro di Cultura e Storia Amalfitana e della cattedrale di Restauro Architettonico della Seconda Università di Napoli, con il patrocinio ed il contributo finanziario del Comune di Amalfi, della Regione Campania (vice-presidenza della Giunta regionale, settore Musei e Biblioteche), della Provincia di Salerno e della Comunità montana "Penisola Amalfitana".
A distanza di ventitrè anni dalla mostra itinerante, promossa nel 1977 dall'Assessorato all'Urbanistica della Regione Campania, in occasione della redazione del Piano territoriale dell'area Sorrentino-Amalfitana, approvato soltanto dieci anni più tardi, la presente ripropone alla generale attenzione un'aggiornata documentazione ambientale della Costiera amalfitana e, di conseguenza, un bilancio delle esperienze compiute soprattutto negli ultimi due decenni. Arco temporale, quest'ultimo, durante il quale il Centro di Cultura e Storia Amalfitana ha svolto, con crescente impegno ed incisività, un'azione finalizzata alla valorizzazione del locale patrimonio naturale e di cultura, attraverso la redazione di studi e ricerche, l'organizzazione di dibattiti, convegni ed esposizioni, come quella, curata nel 1989 da Dieter Richter, denominata: "Alla ricerca del Sud. Tre secoli di viaggi ad Amalfi nell'immaginario europeo".
La documentazione raccolta propone insieme "luci", ovvero bellezze superstiti, arricchimenti del patrimonio architettonico seguiti a scoperte e valorizzazioni, corretti interventi, ed ombre, ossia gravi guasti prodotti dall'abusivismo edilizio, dall'inserimento d'invadenti volumi, dal tracciamento di nuove strade, da cattivi restauri. Naturalmente, non ha la pretesa, come già la menzionata occasione del 1977, "né di indicare tutto il meglio né di denunziare tutto il peggio". Più semplicemente, le immagini rappresentano significative esemplificazioni, selezionate, quasi esclusivamente, tra quelle che, per una ragione o per l'altra, sono state oggetto, negli anni passati, di approfondite e rigorose analisi.
Molte recenti ed importanti scoperte, opportunamente evidenziate, sono il risultato della disinteressata opera di studiosi italiani e stranieri. Al compianto prof. Robert Paul Bergaman si deve quella, effettuata nel 1991, della chiesa a croce greca di San Michele Arcangelo in Porgerla (località Riulo), preziosa espressione della tradizione culturale bizantina, eretta nel 1180 circa. Grazie all'impegno profuso dalla cattedra di Restauro Architettonico della Seconda Università di Napoli, al periodo 1993-99 va, invece, ascritta l'individuazione, rispettivamente delle chiese di San Giovanni Battista, costruita nel 1268 a Pastena e, sin dal secolo scorso, adattata a privata residenza, e di San Sebastiano Martire, fondata nel X secolo ed appartenente all'omonimo monastero benedettino, della quale si ignorava persino la localizzazione, essendo stata inglobata, all'incirca nel XIII secolo, nella cosiddetta Torre di Pogerola; dei ruderi degli antichi monasteri benedettini dei Santi Benedetto e Scolastica di Tavernata (IX sec.), ubicati in siti straordinaria suggestione paesistica, divenuti di difficile accesso sin dai tempi della disattivazione della via Stabiana, cioè, dell'antico tracciato interno al Ducato amalfitano; della grande grotta della SS.ma Trinità, ospitante i ruderi di una piccola basilica alto-medievale e tombe coeve (X secolo ca.), sommariamente esaminati da Adriano Caffaro nel 1986, e, soprattutto, delle circostanti cavità minori, con tracce di insediamenti eremitici, componenti un insieme di notevole interesse naturale, in cima al vallone Lama del Pendolo, tra gli abitanti di Tovere e Vettica Minore. Alle indagini di Giuseppe Gargano e degli studiosi che vi hanno collaborato si devono, inoltre, fondamentali acquisizioni ai fini della ricostruzione topografico-urbanistica dell'area marittima di Amalfi.
Ma, la Mostra raccoglie anche altre luci, segnalate, ad esempio, durante il recente convegno sulla civiltà del Seicento in Costiera. Nuove ed originali sono, infatti, le puntualizzazioni emerse relativamente ad aspetti architettonici delle chiese di Conca dei Marini, di episodi di Praiano, Vettica Maggiore, Maiori, Minori, Atrani e del villaggio rudere di Pontone.
Ampio spazio è riservato al patrimonio residenziale a volte estradossate, finora apprezzato non come architettura, bensì coralmente come peculiarità ambientale e, nei trascorsi decenni, gravemente depauperato, nonostante la millenaria età d'impianto e le ricche stratificazioni. Il prioritario risalto ad esso assegnato si giustifica, tra l'altro, con il fatto che una sistematica ricognizione delle frazioni di Amalfi ha dato sorprendentemente luogo, per la prima volta, all'individuazione di numerosi episodi medievali, riferibili al XII-XIII secolo, all'epoca cioè del maggior sviluppo dell'agricoltura locale, realizzato mercè l'investimento dei profitti accumulati mediante le attività marinare e mercantili. L'analisi di questi ultimi ha inequivocabilmente restituito la dimora costiera del XII secolo, frutto della lenta evoluzione del primitivo tipo di impianto, arricchita dagli adattamenti, consolidamenti ed ampliamenti moderni.
Estese sono ancora le ombre. Esse destano crescente preoccupazione in coloro che hanno a cuore il complesso dei beni culturali e naturali della Costiera. Come scriveva Roberto Pane nel 1977, fanno capo generalmente alla "coalizione tra lo spirito di rapina e l'ignoranza attiva", non contrastati da un'adeguata azione di controllo e di denunzia, anche a causa del fin troppo diffuso e complice atteggiamento di rassegnazione.
Tra i più vistosi scempi perpetrati negli ultimi vent'anni, va annoverato quello edilizio compiuto a Pogerola, a danno di uno degli ambienti paesisticamente più rilevanti dell'interno comparto. Guasti di non minore portata, in assenza di piani urbanistici particolareggiati, sono stati provocati, ad esempio, dall'apertura di nuove strade nelle frazioni di Amalfi, che hanno comportato, appunto, il sacrificio d'importanti valori ed incoraggiato l'abusivismo. Per fortuna, le suddette arterie non sono state portate a compimento secondo l'originario sviluppo programmato; il che ha limitato alquanto il danno. Tuttavia, non si possono ignorare le tante vie che si vanno tracciando o che si vorrebbero raddoppiare, come l'intero percorso costiero, o insinuare in profondità nella Valle dei Mulini. Contemporaneamente, si lasciano in stato di abbandono l'organica rete pedonale antica e, in particolare, il mirabile itinerario rappresentato da via Maestra dei Villaggi, che, per il significato storico, per l'eccezionalità degli scorci panoramici che offre e per l'interesse del tessuto edilizio che serve, merita l'appellativo di strada-monumento.
Ulteriori e serie preoccupazioni destano, infine, l'uso, non compatibile con una responsabile salvaguardia, di insigni testimonianze, la ricostruzione di ruderi medievali e taluni restauri, come quello della basilica del Crocifisso di Amalfi, nota come il duomo vecchio. Le scelte poste a base dell'ultimo intervento citato, frammentato nel tempo e costantemente in contrasto con la più aggiornata cultura della conservazione e con le norme scritte del restauro, hanno comportato l'alterazione di un documento di eccezionale interesse. La circostanza riveste speciale gravità, poiché le due basiliche contigue, componenti la cattedrale amalfitana, nonostante la loro rilevanza, come espressioni di una civiltà frutto del sincretismo di influssi orientali, costituiscono episodi non ancora sufficientemente indagati.
In conclusione, si manifesta la speranza che la Mostra - risultato dell'impegno di qualificati studiosi ed operatori - susciti l'interesse dei visitatori. In tal modo essa concorrerà a creare nell'opinione pubblica una più spiccata sensibilità per i problemi della salvaguardia ambientale della Costiera e della fruizione del suo, malgrado tutto, straordinario patrimonio culturale e naturale.

 
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