- CCSA

Vai ai contenuti

Menu principale:

Testi
Alla ricerca del Sud. Tre secoli di viaggi ad Amalfi nell'immaginario europeo. A cura di Dieter RICHTER. Catalogo della Mostra. Amalfi 1989, pp. 348, ill.
 

Alla ricerca del Sud. Tre secoli di viaggi ad Amalfi nell'immaginario europeo. A cura di Dieter RICHTER. Catalogo della Mostra. Amalfi 1989, pp. 348, ill.

La costa di Amalfi non fu mai solamente la costa degli Amalfitani. Dai tempi più antichi il Mezzogiorno d'Italia rappresentò il crogiolo di culture diverse, il grande punto d'incontro di merci ed idee, di tecniche e storie, di gusti e costumi. Ed erano i viaggiatori a realizzare questo scambio: avventurieri, marinai, mercanti, fuggiaschi, vagabondi, studiosi. Il viaggio, infatti, attraverso i secoli costituì un elemento fondamentale di stimolo della civiltà moderna.
Sarebbe affascinante provare ad immaginare la struttura urbana e la vita quotidiana ad Amalfi verso l'anno 1000. Allora la città, come affermano gli storici, era nel fiore della sua potenza. Si potrebbe anche dire: il viaggio era in piena fioritura, il viaggio da Amalfi e ad Amalfi. La repubblica marinara era un centro del commercio mediterraneo e un tramite per i rapporti col mondo arabo, uno dei grandi canali attraverso cui la cultura dell'Oriente affluiva in Occidente costituendo la "preistoria" di ciò che più tardi, col nome di cultura del Rinascimento, formerà il profilo della storia dell'Europa moderna. Furono gli Arabi a recuperare e trasmettere la gran parte delle scienze e delle pratiche dell'antichità e a fonderle con idee e le conoscenze provenienti dalla Cina e da altre culture orientali. Provetti navigatori, dominavano le tecniche più moderne della navigazione a vela e conoscevano la bussola; erano esperti architetti e fabbricatori di maioliche; sapevano lavorare le sete e i velluti; producevano la carta; s'intendevano di medicina pratica, matematica e filosofia. La loro cucina era la più raffinata: conosceva lo zucchero, il caffè, il sorbetto, e tante altre delizie di cui le genti del Nord ancora non immaginavano l'esistenza. Ed erano esperti nell'arte del bel vivere e nell'apprezzare il lusso quotidiano.
Tutto questa era già realtà sulla costa di Amalfi in quei tempi lontani nelle cui memorie s'imbatte ancora oggi il viaggiatore che, proveniente dal Nord, ad Amalfi e a Ravello trova le prime testimonianze dello stile arabo-siculo: non solo i famosi chiostri e campanili ma anche gli archi e i vicoli attraverso i quali passa la corrente pulsante della vita. Un millennio fa, questa Amalfi ai viaggiatori non sarebbe apparsa come strana e pittoresca, ma come un centro di cultura urbana, moderna ed avanzata. Ad uno dei viaggiatori del tempo, il mercante di Bagdad Ibn Hawqal verso il 977 così apparve: "Amalfi è la più prospera città di Longobardia, la più nobile, la più illustre per le sue condizioni, la più ricca ed opulenta".
A queste "condizioni" particolari contribuì senz'altro la posizione geografica: l'asprezza del territorio costrinse la gente a cercare fortuna sul mare. Nel X e XI secolo, gli Amalfitani avevano i loro fondachi, i loro ospedali, le loro chiese a Costantinopoli e a Siracusa, a Gerusalemme e a Tripoli, al Cairo e ad Alessandria. Erano uomini in viaggio, e ai bisogni della gente che viaggiava erano dedicate due delle istituzioni che tramandarono la fama di Amalfi attraverso i secoli: l'Ordine degli Ospedalieri ( che divenne poi l'Ordine dei Cavalieri di Malta) a Gerusalemme, e le Tabulae Amalfitanae che costituirono il codice del commercio e della navigazione mediante il quale si regolarono i diritti e i doveri degli armatori, dei mercanti e degli equipaggi, i prezzi e le tariffe di assicurazione fino alle disposizioni per la presenza di eventuali malati a bordo.
Nella "repubblica marinara" di Amalfi dedita ai valori del commercio e del libero viaggio, appare già in quel tempo lo spirito dei tempi moderni: mentre il papa tuonava chiamando alla lotta contro gli "infedeli", Amalfi intratteneva le migliori relazioni commerciali proprio con questi. Nell'anno 877, avendo Giovanni VIII impegnato gli Amalfitani, dietro un versamento annuo di 10.000 mancusi, a proteggere con la loro flotta le coste dello Stato della Chiesa, gli stessi Amalfitani, incassato il primo pagamento, non tennero fede a questi impegni, mantenendo invece le loro relazioni coi Saraceni; in consequenza di ciò il papa scomunicò tutta la città: una sanzione che ad Amalfi non sortì nessun effetto.

 
Cerca
Torna ai contenuti | Torna al menu