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I giorni della civetta e quelli della cicala. L'Archivio Storico Comunale di Amalfi dal Decennio Francese alla Prima Repubblica. Catalogo della Mostra documentaria e bibliografica. Amalfi 2010, pp. 344, ill.
 

I giorni della civetta e quelli della cicala. L'Archivio Storico Comunale di Amalfi dal Decennio Francese alla Prima Repubblica. Catalogo della Mostra documentaria e bibliografica. Amalfi 2010, pp. 344, ill.

Incendi, asportazioni, soppressione di archivi civili e monastici, diaspore sette-ottocentesche di pergamene e documenti - culminanti nel grande rogo appiccato il 30 settembre 1943 da militari tedeschi alla Villa Montesano di S. Paolo Belsito nella campagna di Nola, dove andarono in fiamme circa 800 pergamene amalfitane ivi trafugamenti di parte di quanto rimasto, hanno causato la dispersione e il progressivo depauperamento del ricchissimo patrimonio archivistico amalfitano. Nell'ultimo trentennio del' 900, al contrario, mutano le sorti della superstite documentazione: diverse e determinanti le operazioni di recupero, tra cui la trascrizione degli Archivi Vescovili di Amalfi e Ravello (733 pergamene), il ritrovamento di parte del Fondo Mansi, la ricostruzione e pubblicazione di altri fondi pergamenacei, di cartolari quali il Codice Perris, di registri di antichi notai e, infine, il ripristino dell'Archivio Storico del Comune di Amalfi.
In stretta correlazione alla suddivisione per categorie del suo patrimonio archivistico, si presenta in questo volume un ampio e sorprendente panorama, "par images" e brevi estratti, della storia di Amalfi tra Otto e Novecento.
I documenti dell'Archivio, qui in parte pubblicati, testimoniano la vita di una comunità che radicalmente si trasforma e l'operato di coloro che ne governarono i giorni della civetta e quelli della cicala nelle fasi cruciali delle sue metamorfosi. Essi dimostrano in che misura i pubblici amministratori furono protagonisti consapevoli del cambiamento, quanto il loro impegno sia valso ad affrontare adeguatamente gli eventi calamitosi che ripetutamente si abbatterono sulla comunità e come seppero cogliere i venti nordici e mitteleuropei che tornarono a gonfiare le vele dirette alla baia di Amalfi aprendo la fortunata stagione del turismo e le porte della piccola città alle culture del mondo.
Non solo atti e registri, relazioni e progetti, ma anche semplici annotazioni, provvedimenti di sicurezza per l'arrivo di potenti - da Ferdinando II al Principe ereditario di Prussica, da Vittorio Emanuele III  a Mussolini - i verbali di costituzione dei Comitati per la celebrazione della "scoperta amalfitana della Bussola" e di "Amalfi Imperiale", lo "scoprimento" della restaurata facciata della Cattedrale. E poi, tra essi, le foto sbiadite dei volti di emigranti, dagli occhi smarriti, spinti dalla miseria verso oceani di paure e di speranze.
Tutto ciò appare tuttavia naturale per Amalfi che, come conferma l'Archivio Storico, è sempre stata "città di frontiera" dove l'incontro fra micro e macro storia a tra mito e realtà viene favorito dalle suggestioni del passato e dalla bellezza dei luoghi, ma anche terra in cui gli equilibri socio-economici, faticosamente conquistati, rimangono precari per atavici insuperabili limiti. Per questa ragione, qui più che altrove, le antiche carte, con le impronte identitarie del passato, si pongono quali riferimenti di necessaria riflessione e strumenti di nuova consapevolezza.

 
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