- CCSA

Vai ai contenuti

Menu principale:

Testi
Fieri iussit pro redemptione. Mecenatismo, devozione e multiculturalità nel Medioevo amalfitano. A cura di Giovanni Camelia e Giuseppe Cobalto. Amalfi 2010, pp. 423, ill
 

Fieri iussit pro redemptione. Mecenatismo, devozione e multiculturalità nel Medioevo amalfitano. A cura di Giovanni Camelia e Giuseppe Cobalto. Amalfi 2010, pp. 423, ill

Il rilevante ruolo storico di Amalfi nel Mediterraneo medievale riaffiora, attraverso le pagine di questo libro, con rinverdita evidenza ed in forme nitidamente disegnate dal complesso di attente e documentate testimonianze di numerosi ed affermati storici.
Le otto porte di bronzo bizantine, di cui quattro donate dai ricchi e colti mercanti amalfitani della famiglia dei Comite Maurone, tutte omogeneamente concepite quanto a tecniche, caratteristiche formali e iconografiche, significativamente occupano un posto centrale nell'opera. Forgiate all'indomani del primo millennio, conformandosi al programma spirituale della committenza altomedievale, esse proiettano il loro messaggio pro redemptione tra i bagliori e lo splendore originari, magistralmente restituiti dai restauri recentemente effettuati.
Viene apportunamente approfondito il tema dei traffici degli Amalfitani fra Occidente ed Oriente che animarono prospettive di integrazione culturale e, insieme, di aggregazione religiosa tra le due Chiese, veicolando un  processo  di  mutuazione  devozionale  e  cultuale, protrattosi durante tutta la
storia del Ducato marinaro, animato da agiografi e monaci, fondatori di ospedali, chiese e conventi in patria e al di fuori di essa, e alimentato dalle traslazioni nella Costa di reliquie miracolose di Santi orientali.
Parallelamente agli episodi di mecenatismo e religiosità inerenti alle porte che, secondo la definizione dello storico dell'arte americano Glenn Lowry, costituirono forme di appropriazione di cultura artistica esterna, viene dimostrato come gli Amalfitani maturarono anche capacità artistiche proprie consistenti nella integrazione e cioè nella fusione di elementi mutuati e indigeni. Maestranze amalfitane operarono infatti a Montecassino nel 1066 per la ricostruzione della Basilica di Desiderio e portarono lì e altrove esperienze proprie e di derivazione arabo-bizantina.
L'opera illustra un vasto ambito di interrelazioni culturali mediterranee proponendone le maggiori attestazioni presenti nella Costa d'Amalfi sotto forma di architetture sacre e civili, affreschi, sculture marmoree, decorazioni musive, avori, monete e oggetti artisticamente realizzati dalle botteghe medievali amalfitane e, inoltre, numerose opere d'arte, attribuite a queste, ora in dotazione a musei europei ed americani.
La straordinaria vitalità culturale del Ducato di Amalfi nel Mediterraneo emerge attraverso i suoi caratteri peculiari e tutto quanto oggi più significativamente sopravvive, suggerendo un possibile modo di cogliere, attraverso l'eredità presente, i segni, i valori e il ruolo di centro di irradiazione d'arte e cultura svolto da Amalfi nel Medioevo mediante una lettura aggiornata e complessiva.
In questa ottica la pubblicazione riguarda anche aspetti discussi, cui la più recente storiografia ha fornito nuove spiegazioni: i cosiddetti primati degli Amalfitani, diffusori, dall'Oriente all'Occidente, di tecniche agricole, costruttive e nautiche, di costumi alimentari ed igienici, dell'umile carta, fabbricata con cenci e alla base, come più tardi la stampa, di una delle tappe evolutive rivoluzionarie della cultura europea.

 
Cerca
Torna ai contenuti | Torna al menu