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Antonio BRACA, Vicende artistiche fra Napoli e la Costa d'Amalfi in Età Moderna. Amalfi 2004, pp. 380, ill.
 

Antonio BRACA, Vicende artistiche fra Napoli e la Costa d'Amalfi in Età Moderna. Amalfi 2004, pp. 380, ill.

La storia dell'arte dell'area amalfitana in Età Moderna attendevada sempre di essere più accuratamente indagata. Il quadro di riferimento ed analisi si rilevava non molto chiaro ed ibrido.

L'interesse per le arti e la storia della Costa sembrava essersi fermato al Medioevo, ricco di copiosa letteratura e vasta documentazione.

Eppure il Ducato di Amalfi, ormai da tempo privo di autonomia, già con la stagione angioina comincia a rivivere, come gran parte del Mezzogiorno d'Italia, in sintonia con Napoli, la nuova capitale voluta dalla dinastia transalpina. Il legame si rinsalda e diventa indissolubile proprio nell'Età Moderna.

L'analisi qui condotta ne acquisisce maggior consapevolezza e rivela nuovi spazi e caratteri inediti: la Costa, in quest'epoca, non solo attinge all'ambiente culturale napoletano, ma si intreccia ad esso allargandosi ad ambiti più vasti. Ne risulta una realtà artistica pregnante e densa di stimoli, aperta ai mutamenti ed alle novità, su cui incidono artisti di primo piano, quali il Maestro di Barletta, Giovan Filippo Criscuolo, Marco Pino da Siena, i fiamminghi, i due D'Amato, Lama e Buono.

Dall'interazione con Napoli, inoltre, la Costa trae linfa vitale per una crescita autoctona: se ne scorgono i frutti guardando, ad esempio, alla produzione di una delle principali imprese artistiche degli ultimi decenni del secolo XVI, costituita da Giovan Angelo D'Amato e dal figlio Giovan Antonio, entrambi originari di Maiori e legati da vincoli societari con Girolamo Imperato.

L'analisi dei rapporti con la capitale si conferma così metodologicamente il giusto filo conduttore per una soddisfacente lettura del panorama artistico amalfitano in Età Moderna, che porta finalmente ad un nitido disegno ricostruttivo ed interpretativo.  

 
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