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Matilde ROMITO, Wanderer in Traumlandschaft (Viaggiatori in una terra di sogno). Pittori stranieri ad Amalfi, Atrani e Ravello nella prima metà del ‘900. Amalfi 2020, pp. 246, 417 ill.
 

Matilde ROMITO, Wanderer in Traumlandschaft (Viaggiatori in una terra di sogno). Pittori stranieri ad Amalfi, Atrani e Ravello nella prima metà del ‘900. Amalfi 2020, pp. 246, 417 ill.


Dalla Premessa dell'Autrice:
Wanderer in Traumlandschaft (Viaggiatori in una terra di sogno). Pittori stranieri ad Amalfi, Atrani e Ravello nella prima metà del ‘900 rappresenta una ulteriore sperimentazione di quello che, ormai da vari anni, ho denominato “il metodo Positano” e che mi ha consentito di realizzare ben tre corposi volumi sulla pittura di Positano nel Novecento. Partita da un gruppetto di pittori che avevo già “incontrato” negli ultimi anni di ricerca sugli artisti stranieri in territorio salernitano, mi incanalai nel dedalo delle aste sia in Europa che in America (ma anche in altre parti del mondo), ritrovando un numero strabiliante di dipinti che rappresentavano la diffusione del paesaggio di Positano a livello mondiale, utile sia all’incremento della conoscenza dei numerosi artisti di lì transitati che alle scelte e ai gusti del collezionismo su così vasta scala.
Di qui l’idea di sperimentare tale metodologia di ricerca su un altro affascinante tratto della costiera amalfitana, appunto Amalfi , Atrani, Ravello, e solo attraverso gli artisti stranieri (tranne che per i manifesti) e in un arco cronologico ristretto alla prima metà del Novecento, considerato che l’Ottocento è già stato sviscerato dalle attente ricerche di altri studiosi, uno per tutti Dieter Richter per Amalfi nel 1989 e anche, con espansioni all’inizio del Novecento, Massimo Ricciardi nel 1998.
Il tutto pensando all’importante elemento di “congiunzione” con il resto del territorio che, nell’intero arco del XIX secolo, fu rappresentato, per questa parte del salernitano, dalla strada statale fra Salerno e Sorrento, portata fino ad Amalfi a metà del secolo e soltanto alla fine dell’Ottocento a Positano.
Pur nei limiti di “uno studio preliminare”, questa ricerca ha prodotto un campione molto ragguardevole di pittori e opere, oltre centoventi autori e 400 dipinti (con inoltre i volti degli artisti che ho creduto opportuno inserire, laddove reperiti, per dare più sostanza a queste presenze) che forniscono comunque delle indicazioni interessanti sulla diversità delle provenienze: se a fine Ottocento la prevalenza è nettamente a favore dei danesi, alla ricerca di quella luce già della Golden Age, nel corso dei successivi cinquant’anni colpisce la presenza degli inglesi, vari scozzesi e anche australiani, neozelandesi e africani, mentre quella tedesca, cosi preponderante nella stessa epoca a Positano, è decisamente ridotta.
Una rilevanza particolare rivestono gli artisti che si sono fermati in zona per periodi più o meno lunghi, dal viaggio sulla costiera amalfitana dell’americano Louis Kahn nel 1929 ai soggiorni dell’olandese Mauritius Cornelius Escher già dal 1923 e fino al 1935, o che hanno rappresentato il territorio in un numero strabiliante di opere come Otto Boudewijn de Kat, ancora olandese, nel 1934-35. Fra novembre 1926 e gennaio 1927 il tedesco Herbert Fiedler viaggia in Italia con lo scultore Kurt Radtke, lasciando una immagine sulla Kustweg naar Amalfi (Strada costiera per Amalfi ), ma ben sei su Positano, a conferma di quel legame fra i tedeschi e Positano cui prima si accennava.
Chiudono vari manifesti d’epoca, ugualmente relativi alla cronologia prescelta, da una Amalfi di metà anni Venti del pesarese Mario Borgoni presso la stamperia dello svizzero Richter di Napoli, cui va anche il merito di aver realizzato il bellissimo Hotel Palumbo Ravello, alla Ravello del romano Publio Morbiducci del 1933, ai manifesti degli anni Cinquanta, firmati dal ligure Filippo Romoli come dal pugliese Mino Delle Site o dal lombardo Bramante Decio Buffoni.
I primi decenni del XX secolo sono stati caratterizzati da progressi dinamici nell’arte pittorica. Era l’epoca della sperimentazione e del post-impressionismo e dei primi passi avventurosi nell’espressionismo e nell’astrazione. Molti artisti, in gruppi o comunità d’avanguardia, in molte città in tutto il mondo, affiliandosi liberamente, hanno sviluppato queste innovazioni in molti modi. I primi Vent’anni del Novecento possono essere considerati tra i più produttivi e sono indicati come il tempo nella storia dell’arte in cui le idee moderne hanno cominciato a prendere piede nella produzione artistica. Il nuovo ordine e la razionalità, unitamente alla meccanizzazione nei modi di produzione, hanno visto la parallela disciplina architettonica svilupparsi a una velocità sorprendente nel lavoro di designer, come ci dicono Le Corbusier e Gerrit Rietveld. Era l’era del Bauhaus e di un’idea comune a tutte le arti creative.
Sulla Costiera amalfitana, nella ventennale parentesi tra i due eventi bellici del Novecento, si verificò un caso di integrazione che fu, al tempo stesso, innovazione artistica e solidarietà umana e che – a mio parere – è ancora poco conosciuto, ma può - anzi deve – costituire momento esemplare di avvicinamento e convivenza fra popoli, usanze e culture diverse.
Come ebbi a scrivere a proposito della produzione ceramica nel “periodo tedesco” a Vietri sul Mare, vi fu uno straordinario momento di sincretismo artistico che vide sposarsi inventiva e capacità tecniche indigene con matrici culturali di grande momento nell’Europa del primo Novecento.
Se si pone mente soltanto a come le centinaia di artisti e intellettuali che transitarono o sostarono o lavorarono nella nostra provincia fossero portatori dei grandi movimenti artistici che avrebbero poi improntato i percorsi culturali del secolo appena passato, non si può non comprendere la grande fortuna che la nostra terra ebbe nel vedersi “portati a casa” i semi dei grandi ismi dell’Europa novecentista.
In pochi anni presero corpo i vari orientalismo, primitivismo, cubismo, secessionismo. E cosi il Sud, arcaico e primitivo, divenne crogiolo di culture. Ma, come ha detto bene Monica Hannasch, quel periodo era una parentesi destinata a chiudersi, come tutte le cose belle, con le persone giuste, nel momento giusto, nel posto giusto.

 
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