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Aniello TESAURO, Le cartiere di Vietri tra Settecento ed Ottocento. Col contributo di Mariandrea AVALLONE. Amalfi 2020, pp. 205, ill.
 

Aniello TESAURO, Le cartiere di Vietri tra Settecento ed Ottocento. Col contributo di Mariandrea AVALLONE. Amalfi 2020, pp. 205, ill.  


Nel tradizionale settore della produzione della carta a mano, nel quale la Costa d’Amalfi poteva considerarsi un “Distretto”, Vietri si inserì per ultima con un
numero contenuto di opifici. Avvalendosi però già dall’inizio di maestranze e di capacità imprenditoriali amalfitane, anche Vietri acquisì un ruolo di tutto rispetto, tanto da conquistare la stima sia di un economista dell’Illuminismo napoletano, quale Giuseppe Maria Galanti, con il giudizio che riportiamo nelle note introduttive, sia di un funzionario di livello, come l’Intendente della provincia di Principato Citra, che considerava le cartiere del Piano e del Travertino
“superiori a tutte le altre della costa di Amalfi ”. Non da meno fu la commissione a Bonaventura Tajani della fornitura di fogli filigranati per la stampa dei francobolli del Regno delle Due Sicilie. Bonaventura, discendente di una antica e notabile famiglia vietrese, rientrò da Amalfi, lasciandovi parte del ceppo familiare colà emigrato.
Quale simpatica nota di costume legata al comparto, ci piace ricordare una commedia di Pulcinella della prima metà dell’Ottocento, ambientata nelle cartiere di Vietri.
La pubblicazione si articola in una parte introduttiva; in un capitolo sugli aspetti tecnici, commerciali ed imprenditoriali che hanno caratterizzato il mondo dei cartari; in una sezione dedicata all’analisi del percorso gestionale delle singole cartiere operanti nei due secoli di riferimento. Una ricca appendice ci fornisce interessanti ed esaurienti relazioni sulle consistenze strutturali; alcuni inventari degli attrezzi e delle giacenze dei vari prodotti degli opifici; il testo del contratto di società per la gestione di una cartiera, in controtendenza al clima di smobilitazione dell’epoca (seconda metà del XIX secolo). Alle umili maestranze che, unitamente al ceto imprenditoriale, in condizioni lavorative proibite per l’oggi, si sono spese per garantire il proprio sostentamento familiare, e la rendita ai proprietari, contribuendo altresì all’affermarsi di un peculiare settore industriale, è stato dedicato l’ultimo paragrafo della pubblicazione.

 
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