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Aniello TESAURO, Le vetrerie di Vietri tra Ottocento e Novecento. Amalfi 2018, pp. 219, ill.
 

Aniello TESAURO, Le vetrerie di Vietri tra Ottocento e Novecento. Amalfi 2018, pp. 219, ill.  


Non solo ceramica. Oramai l’attività produttiva trainante l’economia vietrese è la ceramica, nella quale operano delle fabbriche, un nutrito numero di laboratori artigianali, non privi di esperienze artistiche, e soprattutto una miriade di negozi che intercettano il mercato turistico e lo alimentano nello stesso tempo. Nel passato, accanto alla ceramica, altri comparti produttivi fecero di Vietri sul Mare un polo produttivo di non poco rilievo.
Oltre alla storia della ceramica, Aniello Tesauro si è prefisso anche l’obiettivo di portare alla luce testimonianze storiche su altri settori “industriali”, che nel passato hanno costituito una peculiarità del nostro territorio. Tra esse un posto di rilievo merita la produzione del vetro, che dopo una iniziale e concentrata esperienza tra la seconda metà del Seicento e gli inizi del Settecento, fu ripresa nei secoli XIX e XX assumendo il primato nella provincia di Salerno. Ciò grazie all’insediamento lungo il fiume Bonea dell’opificio della famiglia Di Donato nella frazione Molina e soprattutto alla presenza nel Capoluogo di una media industria, con un percorso produttivo ben più lungo. Entrambe le fabbriche si avvalsero di imprenditori e di maestranze toscane.
La fabbrica di Vietri assunse la denominazione di Vetreria Ricciardi, grazie all’impegno di Cesare Ricciardi, che ne assunse la gestione dopo una breve esperienza di una cooperativa nazionale, fondata dallo stesso Ricciardi, personalità di spicco del sindacato vetraio e del partito socialista; movimento al quale buona parte delle maestranze toscane era legata, ciò che ne determinò l’inserimento nella politica salernitana con funzioni di responsabilità. Nell’anteguerra il “patron” assunse un ruolo significativo in campo nazionale, dedicando, anche in un sistema di gruppo, particolare attenzione alla vetreria di Vietri, che ciò nonostante, in un mutato clima gestionale e col subentrare in analoghi contesti produttivi di nuovi modelli tecnologici, spense i forni nel 1960.

 
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