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Giuseppe GARGANO, Opulenta societas. Gli Amalfitani in Età normanna (1131-1194). Amalfi 2017, pp. 271
 

Giuseppe GARGANO, Opulenta societas. Gli Amalfitani in Età normanna (1131-1194). Amalfi 2017, pp. 271

«La venuta dei Normanni nell’Italia meridionale trovava Amalfi all’apogeo della sua fortuna commerciale». Così scrive Giuseppe Galasso in un suo celebre saggio del 1959, ponendosi controcorrente nei confronti della storiografia del tempo, la quale affermava che la perdita dell’indipendenza aveva determinato la crisi politica e la graduale decadenza economica della repubblica marinara. Tra il 1100 e il 1194 Amalfi godette, al contrario, di alcune forme di autonomia, che la rendevano a volte “semindipendente” e a volte “semidipendente” rispetto al potere centrale normanno dapprima ducale e poi regale. Nel contempo la Chiesa amalfitana giocava un ruolo non soltanto ecclesiastico-religioso, ma anche politico e diplomatico, proponendosi su scala mediterranea.
La ricerca puntuale e acribica, d’impronta rigorosamente scientifica alla base del presente saggio, prova che in quell’epoca il potere d’acquisto del tarì amalfitano era considerevole; inoltre la moneta era diffusa e impiegata nelle contrattazioni in buona parte del Meridione, dalle città campane a Montecassino.
La ritrovata opulenza favoriva un significativo sviluppo demografico, associato a una visibile crescita sociale, nonché a manifestazioni artistiche e architettoniche di sincretismo mediterraneo: il Romanico amalfitano si faceva spazio, nella fusione di stili moreschi e bizantini, cavalcando l’onda lunga dei proficui traffici via mare e via terra degli amalfitani. Una classe di capitalisti esperti e qualificati era ormai pronta ad affrontare le sfide di un mercato del denaro sempre più esigente.

 
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