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Silvio ZOTTA, Scacco al cardinale. Lo «stato» di Amalfi a rischio infeudazione (1611 e 1642). Amalfi 2016, pp. 223, ill.
 

Silvio ZOTTA, Scacco al cardinale. Lo «stato» di Amalfi a rischio infeudazione (1611 e 1642). Amalfi 2016, pp. 223, ill.

In questo saggio sono di seguito esaminati, prima, la congiuntura e le dinamiche sociali, che nel 1583 permisero agli abitanti dello «stato» di Amalfi di acquistare a titolo oneroso il diritto di vivere in demanio, e poi i due episodi che, nel 1611 e nel 1642, esposero gli abitanti della Costiera al rischio di essere risottomessi al regime feudale. Pertanto, la demanialità come problema storico, che la storiografia ha di solito interpretato in chiave astrattamente ideologica, in queste pagine viene studiata sia come obiettivo che le élites locali, per determinati interessi e in rapporto a condizioni date, si impegnavano a conseguire e a difendere; sia come bersaglio di individui e di centri di potere che, al contrario, tentavano a vario titolo di colpire a danno delle comunità, che ne beneficiavano. Per tale sua dimensione, essa è divenuta quasi il tema centrale del saggio. Lo è divenuta anche perché i sovrani, da Carlo V in poi, resero di proposito venale la demanialità, e in quanto tale da un lato la usarono come strumento per procurarsi facilmente il denaro
necessario per le loro campagne militari e, dall’altro, per renderla allettante e per darle qualche tratto di garanzia formale, si spinsero a concedere alle comunità, che si riscattavano in demanio, la facoltà di
esercitare impunemente il diritto di resistenza contro chiunque avesse attentato alla loro condizione
di sudditi del re. Entro questi termini, sulle cui garanzie formali fecero però aggio non l’interesse comune e la pubblica utilità, ma le convenienze della Monarchia e gli arbitri del malgoverno, si svolsero i due episodi del 1611 e del 1642.
Due date, queste, che designavano ambiti temporali molto diversi tra loro, per le mutate condizioni sociali, economiche, civili e morali, in cui si trovavano
gli abitanti della Costiera.
E tali differenti condizioni caratterizzarono anche la qualità, il tono e l’esito degli interventi che furono fatti, per respingere il rischio dell’infeudazione.


 
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