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La Festa di Amalfi, a cura di Giovanni CAMELIA e Dieter RICHTER, Amalfi 2012, pp. 60, ill.
 

La Festa di Amalfi, a cura di Giovanni CAMELIA e Dieter RICHTER, Amalfi 2012, pp. 60, ill.

Tra le diverse forme della devozione popolare assume particolare rilevanza, per le molteplici interrelazioni storiche religiose e culturali, la festa del Santo Patrono.
Retaggio di arcaiche ritualità essa, infatti, nelle sue manifestazioni visibili (la processione) e in quelle collaterali (la fiera, la banda in piazza ecc.) oltre che a certe connotazioni localistiche delle celebrazioni religiose (la novena, gli inni liturgici) riflette l'identità delle popolazioni locali che, attraverso il patrocinio, esorcizzavano paure ataviche generate nel corso dei secoli dalle incombenti minacce di invasioni, epidemie, frane e calamità naturali.
Momento culminante della festa patronale è "la grande processione religiosa che si snoda lungo le strade e le piazze prima di sfociare finalmente nella chiesa o nella cattedrale dove avrà luogo la cerimonia che l'ha provocata" (L. Mumford, La città nella storia). La città medievale, nota sempre il Mumford (e ciò è tanto più vero per Amalfi, dove la monumentale scalea che collega l'atrio della cattedrale alla piazza gremita di folla esalta il lento incedere dei portatori) "era un palcoscenico per le cerimonie della chiesa. A riprova lo storico riporta integralmente la descrizione particolareggiata della processione dell'Assunta vista da Dürer ad Anversa agli inizi del '500 a cui partecipavano " disposte in file che si succedevano a distanze ravvicinate membri di ogni arte e di ogni classe della città, ognuno vestito nel modo migliore che i suoi mezzi gli permettevano". Tutte le classi sfilavano con i loro stendardi (segue l'elenco dettagliato dagli "Orefici ai Falegnami", dai "Pescatori ai Calzolai", dai mercanti agli artigiani). Seguivano "arcieri con archi e balestre, i cavalieri e i fanti che costituivano il seguito dei Signori Magistrati. Quindi veniva uno splendido squadrone i cui membri erano tutti in rosso, nobilmente e magnificamente vestiti. Prima di loro, comunque, passavano tutti gli ordini religiosi e i membri delle arciconfraternite benefiche, tutti molto devoti e in abiti diversi (…). Venti persone portavano la statua di Maria Vergine con il Bambino Gesù, ornata di preziosissimi abiti per rendere onore a Dio. Dopo aver poi notato che dietro alla processione passavano carri con scene dell'antico e nuovo testamento, come l'Annunciazione, l'Adorazione dei Magi ecc., Albert Dürer precisa che la processione "ci mise più di due ore prima di aver terminato di sfilare" davanti alla sua casa (A. Dürer, Tagebuch Dermederländischen Reise, 1520-1521).

Dürer scrive nel 1520, quando -come nota Dieter Richter nel saggio introduttivo che segue-
Martin Lutero e gli altri riformatori avevano abolito il culto dei santi e con questo lo strumento più popolare della loro venerazione: la processione pubblica. Da qui il punto di vista dei viaggiatori nordici di formazione luterana che soprattutto nelle processioni dell'Italia Meridionale vedono solo "rumore e chiasso" (Cosima Wagner) o, come scriverà Bloch nel…., un mescolamento di sacro e profano che, negli osservatori più benevoli viene ricondotto a certi modelli devozionali che, nella loro teatralità, apparivano improntati alle forme e ai modi delle sacre rappresentazioni medievali.

Questo mescolamento di sacro e profano presente sin dal medioevo delle manifestazioni visibili e collaterali della festa patronale - pellegrinaggio e kermesse popolari, devozione e trasgressione ludica- è il filo rosso che lega i tre testi che qui si ripropongono in occasione della festa patronale del 30 novembre.
Il primo dello scrittore ortodosso Andrej Mura'ev, presentato da Michail Talalay e da Maria Russo e quello di Osbert Sittwell, scritti rispettivamente nel 1836 e nel 1825 si soffermano -più che sulla processione- sullo svolgimento dei riti religiosi che si svolgono all'interno della Cattedrale nella ricorrenza del 27 giugno e gli aspetti di profonda e autentica religiosità popolare non scevra da forme paganeggianti nella ostentazione della propria fede (la leccatio).
Il secondo testo, dello scrittore francese di origine belga T. Servesten (1933) che
si
pubblica per la prima volta nella bella e svelta traduzione di Pasquale Fantini è un brillante reportage sulla festa del Santo descritta nei ,momenti più spettacolari e tipici: dalla trepida attesa allo scenario urbano, dal suono festoso del campanone al maestoso e lento incedere della statua sulla spiaggia tra due ali di folla devota. Il testo di Servesten presenta molti punti in comune con la celebre descrizione, più volte ristampata, che Gaetano Afeltra ha dato della Festa, là dove lo scritore amalfitano descrive il venditore ambulante che, in onore di S. Andrea, offre le sue merci "non per cento, né per cinquanta, né per venticinque, ma solo per venti lire"; le donne di fuori, tutte belle, altere, dal profilo mediterraneo e la statua del Santo che ondeggia sopra la folla "scortata da dodici carabinieri in alta uniforme e preceduta da quaranta canonici con tunica rosso sgargiante mitra e piviale".

I testi sono corredati dalle quindici tavole che Annalisa Cerio realizzò nel 2009 mettendo a fuoco, come scrive Antonio Porpora Anastasio nella presentazione dell'artista molisana, immagini che si possono considerare altrettanti raconti di momenti particolari della festa: l'uscita della statua, le varie fasi del percorso per le vie della città, la benedizione del mare e dei pescatori, i portatori dell'ombrello della Basilica Matropolitana e del campanello, i chierichetti crociferi, i rappresentanti dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, i musicisti del Concerto Bandistico.

Di grande interesse è anche un documento del….da cui si rileva che la Curia era ben consapevole dei rischi di mescolamento che lo spostamento della processione alle ore vespertine, così come richiesto dal Comitato, avrebbe comportato.
Rischi di mescolamento che hanno trovato il loro culmine nella discussa e contestata "corsa" , evento di eccezionale impatto visivo ed emozionale che però, come ebbe modo di rilevare Dieter Richter a proposito delle processioni della Costa che spesso diventano evento e spettacolo, ha più a che fare con le manifestazioni turistiche che con un'autentica dimensione religiosa.

 
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