- CCSA

Vai ai contenuti

Menu principale:

Testi
Matteo Camera. Scritti minori, inediti e rari, a cura di Pasquale NATELLA. Amalfi 1994, pp. CIII + 170, ill.
 

Matteo Camera. Scritti minori, inediti e rari, a cura di Pasquale NATELLA. Amalfi 1994, pp. CIII + 170, ill.

Giuseppe Del Giudice enumerò in coda al suo saggio biografico-critico tuttora fondamentale le compilazioni che l'amalfitano aveva approntate e ch'egli vide tra anni imprecisabili e il 1894 nella sua casa di Piazza Duomo: Chartolarium Amalphitanum; Spicilegium Amalphitanum, Monumenta varia inedita, vetera et recentiora varii generis; Veteris Aevi Analecta sive ad versa rerum Amalphitanorum; Chartolarium Amalphitanum (collezione di documenti che cominciano dal 1079 fino al 1700); Archivium Ravellense (racchiude documenti che cominciano dall'875 fino al 1431); Membrana Medii Aevi Amalphitana (documenti che incominciano dal 960 fino al 1153); Regestum Amalphitanum (alberi genealogici delle famiglie nobili della città e Costiera Amalfitana con i rispettivi stemmi gentilizi).
La titolazione è troppo specifica per inferirne che il Del Giudice avesse di persona dato nome ad un insieme di trascrizioni e originali assemblati. Sono, invece, proprio questi i volumi che il Camera voleva per le stampe da tempo e che avrebbero forse visto la luce se l'editoria italiana del secondo Ottocento non fosse stata così taccagna. Egli dovè per forza di cose limitarsi a usare il materiale pronto e diluirlo nelle opere che veniva componendo dopo la Istoria del '36; si sa, infatti, da testimonianze successive che l'Archivium Ravellense era pronto intorno al 1844, il Chartolarium Amalphitanum sive veterum instrument. al 1846, l'altro Chartolarium al 1852. Sono gli anni di relativa confezione di grossi scritti, a parte il primo degli Annali e, anzi, proprio l'uscita di quest'ultimo libro, a lume dei testi preparati, ci fa comprendere che con il lavoro all'Archivio di Stato e negli Istituti ecclesiastici di Napoli e col setacciamento della Badia di Cava e delle chiese e dell'Archivio Diocesano di Amalfi Camera teneva, in pratica, sotto controllo l'intera vicenda evolutiva campana, fra i pochissimi storici meridionali a dominare la storia generale del Regno in base al riscontro di una angolazione regionale di non stretto municipalismo.
Procedure (trascrizioni, originali, regesti) e titolo dell'elenco esemplò su antecorse esperienze storiografiche, dalle maggiori rimaste inedite - e si pensa ai cavensi Venereo e De Blasi -, alle prove del conterraneo Gaetano Mansi, ch'egli, come si dimostrò, conosceva alla perfezione e, in parte, tenne presso di sé.
L'abbondanza delle pagine porta a stabilire che Camera aveva trascritto o regestato quasi tutte le pergamene e i registri cartacei esistenti nelle Curie di Ravello e Amalfi, presso privati e altri, tanto che l'intero diplomatico di quegli Archivi ecclesiastici edito in anni recenti dal nostro Centro di Cultura e Storia Amalfitani e da qualche altro Istituto era stato già da lui visto, trascritto, riassunto, studiato e frammentariamente stampato, anche quando certe edizioni critiche passano sopra al fatto con schifiltosità o con eccessiva pruderie filologica.
L'ingente copia era presto messa a disposizione degli studiosi che ne facessero richiesta, e ne sono spettatori oltre che il Del Giudice anche parecchi stranieri. Fra i primi ritroviamo Ludwig Bethmann, la cui attività di ricercatore di carte inedite è stata ricostruita dallo Schwarz. Egli fra il 1850 ed il 1854 stette ad Amalfi e fu ricevuto da "… don Matteo Camera, sindaco della città…, estremamente cortese e gentile; possedeva libri tedeschi. Devo a lui tutta la documentazione che ho potuto vedere; mi ha permesso perfino di portare a casa originali e cartulari. Possiede molti documenti in originale e copia".
Altro storico fu Karl Voigt che nello stampare la sua tesi di Dottorato a Gottingen sulla diplomatica dei principi di Benevento, Capua e Salerno vi aggiunse il catalogo degli atti di costoro: uno di Guaimaro III e Gaitelgrima del 1018 vide in "Amalfi, Archivio Camera, Chartularium Amalfitanum". Lo seguì nel 1906 Evelyn Jamison: la saggista inglese - come ci riporta ancora Schwarz - nel pubblicare nel 1968 un diploma normanno scrisse di averlo copiato dai cartulari che gentilmente le misero a disposizione gli eredi Camera, nella sua casa d'Amalfi, in quel lontano anno.
Tra gli ultimi a frequentare i manoscritti lo Schwarz predetto ricorda Hartmann che nel 1909 stampò il suo noto saggio su Amalfi; e dopo tale notizia, il vuoto.
Era successo che, decaduta a poco a poco la venerazione in città per il Nostro storico e approssimatisi alcuni eventi formidabili come gli anni che precedettero lo scoppio della prima guerra mondiale, fu facile di quei componimenti, e senza problemi, direi, l'uscita da Amalfi - dove, se fermati da un Ente pubblico, avrebbero rappresentato ennesimo richiamo culturale -, per Napoli nell'Archivio di Stato.
Una parte piccola del fondo (comprendente le Consuetudines di Amalfi, le lettere quattrocentesche della Piccolomini, i manoscritti Ruggi, le lettere Mansi-De Blasi, un altro testo della Tabula ecc.) fu venduta dagli eredi sul mercato antiquario: qui era comprata, negli anni '30, dall'allora ambasciatore, poi Ministro Raffaele Guariglia.
E' il momento del definitivo silenzio calato su Camera; nel 1917 usciva il vol. I del Codice Diplomatico Amalfitano del Filangieri , e costui, pur riconoscendone alla larga i meriti lo citava per distrazione come uno studioso, ormai, del passato (ma erano trascorsi solo 26 anni dalla morte), stilando abbagli e fraintendimenti più che i meriti lungimiranti di una storiografia minuziosa, per ricchezza e completezza, del tardo Medioevo. I varo Cartolari di cui all'elenco Del Giudice rimasero nelle stanze del Grande Archivio dell'ex Capitale a coprirsi di polvere, dimenticati peraltro da una produzuone storica su Amalfi che dal '20 al '40 non produsse pressoche nulla di valido se si eccettuano i non grossi contributi di Hofmeister e Berza. Gli indirizzi, in quell'incredibile torno di tempo caratterizzato da rimasticature del passato sulla "potenza" navale di Amalfi prodromo della fascistica impresa d'oltremare, erano rivolti al diritto marittimo e alla Repubblica Marinara, argomenti sfiorati in parte da Matteo Camera che, dunque, poteva esser saccheggiato e storpiato senza che si stesse lì a prendere sul serio inediti e trascrizioni dalle sue raccolte.
Se ne intuiva, però, il valore all'atto del trasferimento del materiale più pregiato dall'Archivio Napoletano nella villa Montesano di S. Paolo Belsito: i Cartolari vi furono aggiunti e perirono, com'è noto, nell'immane incendio nazista. Di codesto vennero facendosi pochissimi, incompleti e stravolti riassunti esplicativi. Ho a bella posta usato quest'ultimo aggettivo se non si sa ancora oggi il reale computo dei volumi in cui erano divise le trascrizioni. Se venissero lumi al riguardo sarebbe gran cosa per gli studi; e, così, dando unico credito a chi di quell'Archivio fu limpida e degnissima custode (Jole Mazzoleni, Le fonti documentarie e bibliografiche dal sec. X al sec. XX conservate presso l'Archivio di Stato di Napoli, 1978), nel Museo storico-paleografico si depositarono del Camera 27 volumi di Cartolari; essi, chiamati semplicemente "fasci", si stimarono al principio degli anni Cinquanta in 47 (C. De Frede, Elenco e descrizione dei documenti distrutti, in "Il Fuidoro", I, 1954, n. 5-6, p. 101).

 
Cerca
Torna ai contenuti | Torna al menu