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Domenico CAMARDO - Matilde ESPOSITO, Le frontiere di Amalfi. I castelli stabiani dal Ducato indipendente alla dominazione angioina. Analisi delle fabbriche del castello-cattedrale di Lettere. Amalfi 1995, p. 222, ill.
 

Domenico CAMARDO - Matilde ESPOSITO, Le frontiere di Amalfi. I castelli stabiani dal Ducato indipendente alla dominazione angioina. Analisi delle fabbriche del castello-cattedrale di Lettere. Amalfi 1995, p. 222, ill.

Questo volume risulta dalla giustapposizione di due tesi di laurea, rivedute e approfondite, che sebbene siano preparate in sedi universitarie diverse, hanno avuto per oggetto comune alcuni insediamenti medievali della limitata regione posta tra i Monti Lattari, la pianura sarnese e la costa di Castellammare. La storia politica e insediativa di questo territorio è ricostruita nel saggio di Domenico Camardo sulla base di un'analisi parallela della documentazione archivistica e delle emergenze di superficie, archeologiche, monumentali, ceramologiche.
Inizialmente parte del ducato amalfitano, di cui costituì l'accesso e insieme la difesa verso Nocera e Napoli, dopo l'assorbimento di questo nel regno di Sicilia, il territorio in esame gravitò sempre più decisamente verso Napoli, scindendo pressochè completamente i legami con Amalfi. La vicenda geopolitica è un bell'esempio delle diverse forze che modellarono gli assetti territoriali nell'età delle formazioni particolaristiche e in quella successiva degli stati di più larghe dimensioni. Nella prima i territori politici risultano da un oculato equilibrio tra ricerca di confini naturali, in questo caso costituiti dai Monti Lattari, e controllo delle vie di comunicazione che li attraversano, e ciò spiega l'annessione dell'area oltre lo spartiacque al ducato amalfitano. Nella seconda, perdendo rilievo i problemi della difesa locale, i territori si disposero più liberamente secondo le loro gravitazioni naturali.
L'analisi di Camardo mostra come anche l'importanza dei singoli centri mutasse nel corso di queste trasformazioni, che determinarono la diversa fortuna di ciascuno di essi; esempio significativo l'evoluzione inversa degli insediamenti di Pino e di Lettere, l'uno importante nell'assetto "amalfitano" del territorio, ed entrato in decadenza quando questo venne meno; l'altra, già importante nell'età amalfitana, ma oggetto di cure e interventi reiterati soprattutto nella fase "napoletana", come si evince dai successivi rimaneggiamenti del monumentale castello.
Questo, che dal punto di vista architettonico è certamente la sopravvivenza più complessa e suggestiva della regione, costituisce l'oggetto dell'accurata lettura architettonica di Matilde Esposito, che oltre ad aver eseguito un rilievo che rende ragione della complessità del manufatto quale oggi si presenta, interviene nel dibattito sulla sua storia edilizia con puntualizzazioni e interpretazioni originali.
Realizzati, come si è detto, in reciproca indipendenza, i due saggi presentano nell'interpretazione del castello di Lettere, qualche discrepanza che non si è voluto tuttavia eliminare artificiosamente, innanzi tutto perché esse non compromettono una sostanziale convergenza nella valutazione delle fasi e della cronologia, ma anche perché differenze di dettaglio sono il risultato dell'oggettiva difficoltà insita nell'analisi di un documento tanto complesso condotta sulla sola base dell'osservazione esterna. Piacerebbe credere che questa attenta revisione a due voci dei problemi suscitati dal castello, che in parte restano ancora aperti, possa sollecitare un intervento organico di archeologia degli elevati (non sempre infatti l'archeologia consiste nello scavare la terra) condotto con risorse e metodi adeguati, per il quale gli autori del volume si candidano come ideali esecutori.
Gli altri insediamenti medievali non presentano emergenze altrettanto imponenti, ma proprio la loro modesta qualità strutturale e formale può pregiudicare la conservazione e la valorizzazione. La ricerca che li riguarda, condotta da Camardo, ha dunque il merito di acquisire una documentazione il cui valore storico è comunque altissimo, e di precisare i problemi specifici dell'interpretazione storico-archeologica, non meno impegnativi di quelli del castello di Lettere, proprio per l'assenza di una visibile stratigrafia delle strutture e di caratteri stilistici facilmente classificabili; e tuttavia una loro precisa qualificazione è di grande conseguenza per la ricostruzione della cultura edilizia e insediativa nella regione.
Il volume costituisce dunque un importante contributo alla conoscenza di un territorio e di un patrimonio culturale solo apparentemente marginali nella gran ricchezza della Campania. L'entusiasmo e la perizia con cui i due giovani autori lo hanno realizzato merita riconoscimento e incoraggiamento; il che significa, in chiaro, che la loro ricerca possa avere seguito.

 
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