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Robert Paul BERGMAN, S. Maria de Olearia in Maiori. Architettura e affreschi, con un'appendice documentaria di P. Vincenzo CRISCUOLO. Amalfi 1995, pp. 226, ill.
 

Robert Paul BERGMAN, S. Maria de Olearia in Maiori. Architettura e affreschi, con un'appendice documentaria di P. Vincenzo CRISCUOLO. Amalfi 1995, pp. 226, ill.

I religiosi che per primi popolarono la Costa di Amalfi offrirono un esempio di felice coesistenza con il proprio ambiente ponendosi rispetto ad esso in perfetta simbiosi. Essi trasformarono squallide grotte in fiorenti cenobi, edificarono conventi, chiese ed eremi maestosi su aspre alture montuose e lungo impervi declivi, impreziosirono gli edifici sacri di indelebili ed uniche espressioni artistiche, a loro volta mutuando quel minimo comunque bastevole per un'austera esistenza serenamente vissuta a gloria di Dio.
A testimonianza di questo felice connubio, peculiarmente Maiori ospita alle pendici del Monte Falerzio - lungo il percorso della rotabile incisavi in epoca borbonica a rompere un secolare isolamento - la Badia di S. Maria de Olearia nel contesto di alcuni tra gli insediamenti monastici della Costa di maggiore interesse storico-archeologico e pregio artistico.
Significativamente la Soprintendenza B.A.A.A.S. di Salerno ha disposto recentemente una serie di interventi restaurativi per la Badia contrastando con successo il processo distruttivo inesorabilmente posto in atto dal tempo e dall'incuria dell'uomo.
Il tentativo poi di valorizzare il singolare complesso e di stimolarne l'immissione in specifici itinerari turistico-culturali passa attraverso questo libro, concepito dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana, oltre che per finalità culturali, anche in funzione promozionale.
Sotteso all'iniziativa editoriale è l'invito ad un'attenta politica di recupero e tutela del patrimonio storico-artistico e, in stretta connessione, di salvaguardia dell'habitat culturale e naturale.
La misura in cui tale invito verrà recepito rappresenterà per le comunità locali indice della capacità di perseguire ancora, sull'esempio della storia, obiettivi di armonica integrazione tra uomo e ambiente: operare cioè per la conservazione di quest'ultimo inteso in tutte le sue componenti e, allo stesso tempo, attribuire un ruolo economicamente propulsivo ai beni culturali del territorio.
In questo senso confidiamo che S. Maria de Olearia costituisca solo una prima, importante tappa lungo la strada intrapresa.
In piena decadenza S. Maria de Olearia appare nelle più antiche testimonianze figurative, entrambe conservate nel museo della Certosa di S. Martino in Napoli: un dipinto di Consalvo Carelli (Napoli, 1818-1900), datato 1856 (riprodotto qui nelle prime pagine del volume), in cui l'autore, pur fornendoci una accuratissima raffigurazione del luogo, sembra essersi però concesso qualche libertà di lettura del soggetto ed un disegno a matita su carta seppia, datato 1861, di Teodoro Duclère (Napoli, 1815-1887).
A queste due testimonianze potrebbero utilmente aggiungersi, tra le tante per gli anni successivi, le belle tempere del Salazaro, databili alla seconda metà del XIX secolo, attualmente conservate presso la direzione dei Musei provinciali di Salerno.
Tutti noi che, in modi diversi, abbiamo curato la nascita e la realizzazione di questo volume osiamo sperare che i risultati ottenuti giustifichino in qualche modo la lunga attesa e lo facciano apprezzare al pari delle altre numerose pubblicazioni del Centro di Cultura e Storia amalfitana.

 
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