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Le pergamene dell'Archivio della Collegiata di Maiori. Con un'appendice di documenti dell'Archivio Segreto Vaticano. A cura di P. Vincenzo CRISCUOLO. Amalfi 2003, pp. 479
 

Le pergamene dell'Archivio della Collegiata di Maiori. Con un'appendice di documenti dell'Archivio Segreto Vaticano. A cura di P. Vincenzo CRISCUOLO. Amalfi 2003, pp. 479

Tra le iniziative editoriali, programmate e messe in atto negli ultimi anni dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana, rivestono una particolare importanza per il loro peso documentario e il loro stimolo storiografico le edizioni di vari corpus pergamenacei, riguardanti i diversi centri della Costiera Amalfitana e normalmente esistenti nei rispettivi archivi locali. E' infatti ferma convinzione degli attuali responsabili del Centro che la scienza e una seria conoscenza storica, soprattutto a carattere territoriale, è possibile solo a partire dalla pubblicazione delle relative fonti documentarie.
L'Archivio della chiesa collegiata di Santa Maria a mare conservava tuttora, tra molta importante documentazione manoscritta, anche un discreto corpus pergamenaceo, che costituisce l'oggetto della presente pubblicazione. Di esso vogliamo presentare, in questa breve introduzione, la consistenza quantitativa, l'estensione cronologica, i luoghi di composizione, il contenuto documentario, e finalmente l'apparto specifico offerto dalle pergamene maioresi per l'incremento delle nostre conoscenze storiche: esse consentono la correzione di numerosi dati, relativi alla storiografia maiorese, e stimolano ed orientano ulteriormente la ricerca documentaria, facendola convergere soprattutto nei ricchi fondi dei locali registri notarili, conservati presso l'Archivio di Stato di Salerno e a tutt'oggi quasi del tutto inesplorati.
Le pergamene attualmente conservate nell'Archivio della Collegiata di Maiori sono in tutto 59. Evidentemente si tratta solo di un piccolo e infinitesimale resto di un originario archivio diplomatico, che doveva essere notevolmente più consistente. Le 59 pergamene superstiti in verità non sono tante, se paragonate alle 733 dell'Archivio Arcivescovile di Amalfi, o alle 639 pergamene dell'Archivio Vescovile di Ravello, o anche alla 464 (o più precisamente ai 114 pezzi originali) dell'Archivio Vescovile di Minori.
Anche l'estensione cronologica non è paragonabile ai fondi pergamenacei sopra ricordati. La più antica pergamena dell'Archivio Arcivescovole di Amalfi risale al 1002, per Ravello si va cronologicamente ancora indietro di quattro anni: la data della prima pergamena ravallese è infatti l'anno 998; per quanto riguarda l'Archivio Vescovile di Minori, la pergamena più antica è datata 1063. Come si vede, ci troviamo - decennio più, decennio meno - intorno all'anno mille. Per Maiori bisogna invece fare un salto in avanti di circa quattrocento anni: la prima pergamena tuttora conservata nell'Archivio della Collegiata maiorese risale infatti solo al 1451, anno in cui siamo già quasi alle soglie dell'epoca moderna.
Per quanto riguarda la ripartizione cronologica, i 59 pezzi pergamenacei attualmente conservati nella Collegiata di Maiori risultano così distribuiti: 2 pergamene risalgono al secolo XV (ad esse vanno aggiunte due abbreviature, riprese nel secolo seguente e datate rispettivamente 27 marzo 1436 e 14 novembre 1496); 19 pezzi sono ascrivibili al secolo XVI, 23 pergamene - e si tratta del numero più consistente - rientrano nell'arco cronologico del secolo XVII, 6 pergamene appartengono al secolo XVIII e 8 al secolo XIX. Una sola pergamena, purtroppo acefala, non risulta databile con precisione: a partire dalla scrittura, la sua composizione dovrebbe essere fissata tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento.
Per quanto riguarda i luoghi di stesura dei diplomi pergamenacei maioresi, essi si presentano così ripartiti: la parte del leone - e la cosa del resto è del tutto ovvia - è rappresentata dai centri scrittori notarili di Maiori, con la produzione di un numero complessivo di 20 pergamene; segue a ruota Roma, o con più precisione la cancelleria pontificia, con 16 pergamene; quindi Amalfi con 10 pergamene, Napoli con 5, Tramonti con 3, Salerno con 2, mentre una sola pergamena risulta stesa rispettivamente a Ravello, Agerola e a Castelgandolfo: quest'ultima pergamena, naturalmente, è costituita da un breve pontificio.
Lo stato di conservazione dell'intero corpus pergamenaceo della Collegiata maiorese non risulta purtroppo eccellente, anzi in molti casi esso è decisamente pessimo. Pochissime sono le pergamene discretamente conservate. La massima parte di esse, a causa soprattutto dell'incuria plurusecolare e del cattivo processo conservativo, versa in precarie condizioni e avrebbe bisogno di tempestivi e urgenti interventi di restauro. In qualche caso, pur essendo il supporto pergamenaceo in buone o discrete condizioni, l'inchiostro si presenta stinto e sbiadito, tanto da ostacolare notevolmente la lettura. Nella quasi totalità dei casi però lo stesso supporto pergamenaceo si presenta lacero, inciso, slabbrato, forato e spesso presenta vistose e diffuse macchie, dovute alla cattiva conservazione e all'azione di incontrollati agenti atmosferici o ambientali.
Non sono rare numerose abrasioni di scrittura, qualche volta operate anche intenzionalmente: è il caso ad esempio delle insegne corali dei prepositi, delle dignità e dei canonici maioresi, evidentemente messe in atto nelle controversie giurisdizionali e nel clima polemico che per secoli ha opposto gli arcivescovi di Amalfi ai preposti maioresi; ma il più delle volte le abrasioni testuali presenti nelle pergamene della Collegiata di Maiori sono ascrivibili alle deficienze del processo conservativo.
Dopo aver parlato di alcune caratteristiche esterne delle pergamene maioresi, accostiamoci più da vicino al loro contenuto. Delle 59 pergamene conservate nell'Archivio della Collegiata di Maiori, la massima parte, cioè ben 42 pezzi, pari al 71% dell'intero corpus pergamenaceo, riguardano la Collegiata maiorese, rispettivamente il preposito e il Capitolo della Collegiata, o anche i benefici ecclesiastici ad essa incorporati o varie transazioni giuridiche da essa attivate o eventuali concessioni di indulgenze e simili. Le restanti 17 pergamene, pari al 29% dell'insieme, sono invece di contenuto vario, senza alcun accenno alla Collegiata, e spesso riguardano argomenti di carattere laico, comunale o del tutto privato: la loro inclusione nel fondo pergamenaceo della Collegiata si spiega per motivi di maggiore garanzia e sicurezza nella loro salvaguardia, dato il loro contenuto orientato per la certificazione dei propri diritti e per la conservazione della documentazione relativa.
Il pezzo pergamenaceo più antico, come già si è detto, risale al giugno 1451: si tratta di una bolla pontificia, con la quale il papa Nicolò V, dopo aver preso atto delle precarie condizioni strutturali della chiesa di Santa Maria a Mare di Maiori, concede un'indulgenza di tre anni a tutti coloro che visiteranno la stessa chiesa nel giorno del Corpus Domini e, oltre alle consuete preghiere, contribuiranno con un'offerta alla sua riparazione e restauro.
Purtroppo non possediamo il documento originale dell'istituzione della Collegiata, a cui si è già accennato: si tratta della famosa e per alcuni versi famigerata bolla di Giulio II, In supremae apostolicae dignitatis, del 10 marzo 1505, che diede origine al plurisecolare conflitto istituzionale tra Amalfi e Maiori. Non mancano però pezzi origianli, coevi o posteriori, con riferimento diretto al consolidamento della nascente Collegiata oppure a successivi problemi istituzionali. In tal ambito si può accennare alla concessione di numerose reliquie di santi, estratte dal monastero romano cistercense delle Tre Fontane e consegnate il 7 agosto 1507 dal primo preposito della Collegiata, il cardinale Raffaele Riario, al suo immediato successore Guido de Bonaventuris, allo scopo di ornare e dotare spiritualmente la Collegiata stessa; oppure alla restaurazione, dopo la soppressione operata da Benedetto XIII con due brevi emessi il 30 luglio e il 20 novembre 1727, e alla riconferma, se non dei privilegi precedenti, almeno del titolo della Collegiata, e soprattutto dell'abbigliamento e delle insegne sia del preposito che delle dignità e canonici maioresi, specificamente e dettagliatamente enumerate nella bolla di Benedetto XIV del 2 aprile 1742; o anche alla già accennata elegantissima pergamena di Antonio Puoti, che determina in dettaglio i vari pezzi dell'abbigliamento corale delle autorità ecclesiastiche in perpetuo ai prepositi maioresi del titolo di protonotario  apostolico, ad essi conferito tramite breve pontificio di Leone XIII il 9 marzo 1898.
E poiché si parla del Capitolo, una luce particolare riflettono le nostre pergamene sul primo esponente del Capitolo stesso, cioè sulla persona del preposito della Collegiata: ad essere illuminata, oltre alla multiforme attività spirituale e amministrativa di qualcuno di essi, in molti casi ad un tempo preposito e vicario generale di Amalfi, è soprattutto la loro successione cronologica a venire fissata con più precisione: sulla base della documentazione  pergamenacea maiorese, appare veramente mendoso e lacunoso il "cataogo dei proposti della insigne Collegiata", fornito da Filippo Cerasuoli nelle sue Strutazioni storiche.
Come si vede, si tratta di tutto un insieme di elementi che, ulteriormente approfondite e inseriti in un discorso investigativo di più ampio raggio, possono costituire un contributo documentario di prima mano per arricchire la ancora scarna storiografia maiorese, la quale purtroppo, anche in recentissime pubblicazioni, non sempre si presenta saldamente fondata su solide basi documentarie.

 
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