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Franco STRAZZULLO, Documenti per la storia del Duomo di Amalfi, con un'appendice di Emilia AMBRA. Amalfi 1997, pp. 185
 

Franco STRAZZULLO, Documenti per la storia del Duomo di Amalfi, con un'appendice di Emilia AMBRA. Amalfi 1997, pp. 185

Visitata da artisti e da letterati, Amalfi ha lasciato un ricordo indelebile in tutti gli appassionati del "grand tour". Non è possibile resistere al fascino di natura ereditato da questa città marinara. Amalfi diventa al visitatore una seconda patria, il paese dei sogni. Ci si allontana con la stessa nostalgia della propria terra. Lettere, resoconti, diari di viaggiatori italiani e stranieri ne esaltano il paesaggio incantevole. Chi mette piede su questo lembo di terra ne rimane sedotto: ai suoi occhi si offre una natura selvaggia che si specchia nel mare.
In questo luogo arcano, dove si sente ancora l'odore del mare e si intuisce il profumo del Cielo, ogni anno, in maggio e novembre, salgono gli amalfitani per respirare aria soprannaturale, gustare il silenzio della preghiera, sperimenatre il desiderio di una sincera conversazione. Il silenzio del tempio aiuta a pensare a Dio.
A richiamare queste folle di fedeli sono, anzitutto, le reliquie di S. Andrea che l'8 maggio 1208 il card. Pietro Capuano vi trasferì da Costantinopoli, dalla metropoli della Chiesa di Oriente, dove furono fuse le porte di bronzo che Pantaleone de Comite Mansone donò alla città di Amalfi, sua patria, e già si vedevano collacate in cattedrale nel 1605. Con Cristo e la Vergine Maria vi furono effigiati anche i santi apostoli Pietro e Andrea.
La traslazione delle reliquie di S. Andrea è attestat da un documento dell'11 ottobre 1208 e dalla "Translatio corporis S. Andree Apostoli de Costantinopoli in Amalfiam", scritta dall'arcidiacono Matteo d' Alagno sulla fine del' 200.
E' molto positivo che certi documenti vengano fuori dal fondo degli archivi, soprattutto per riordinare notizie di interventi operati da arcivescovi locali. Interventi che segnarono la crescita del patrimonio artistico della cattedrale e tutta una lunga serie di restauri e modifiche che, mentre consolidarono la statica del sacro edificio, alterarono inevitabilmente la primitiva fisionomia del complesso monumentale e cancellarono brani dell'antica decorazione pittorica. Mosaici ed affreschi andarono perduti nel'600.
Per delineare una mappa dei restari, che tenga conto della cronologia degli episodi, giova tener presente il "Liber pontificalis Ecclesiae Amalfitanae", cioè la "Chronica omnium Archiepiscoporum", le cui notizie, però, non vanno oltre il sec. XVI, e i registri amministrativi della cattedrale ampiamente consultati da Matteo Camera, e oggi ridotti a frammenti, conservati nell'Archivio della Curia e nell'Archivio Capitolare.
Infine, poche parole per ricordare tre date che gli Amalfitani dedicano al culto di S. Andrea. Tre date che raccontano sette secoli di storia religiosa, di pietà popolare. Non sono amalfitano, non ho vissuto queste ricorrenze in prima persona, ne parlo dastorico. Sono tre feste che arrichiscono il patrimonio spirituale della Chiesa amalfitana.
Il cuore della cattedrale di Amalfi è la sua cripta. Quante anime, raccolte in preghiera nella cripta di S. Andrea, trovano la forza a superare il grigiore della loro vita, a lasciarsi penetrare dalla luce che viene dall'alto e che "rischiara tutte le cose di una nuova luce"! (Concilio Vaticano II, Gaudium et spe, n. 11).
Ecco le tre date:
8 maggio: Festa della traslazione. Una data storia che ricorda l'8 maggio 1208, quando il card. Pietro Capuano trasferì da Costantinopoli ad Amalfi le reliquie di S. Andrea.
27 giugno: Patrocinio di S. Andrea. E' la festa esterna, oggi come ieri, in questo giorno solenne, popolo e autorità civili rendono omaggio al Santo Patrono. Un appuntamento che si rinnova da secoli. Ricordo che il 27 giugno 1748 il Municipio di Amalfi, fedele ad un'antica tradizione, diede 50 ducati alla cattedrale e 20 ducati per i fuochi artificiali.
30 novembre: Festa liturgica. In duomo solenne Messa Pontificiale celebrata dall'Arcivescovo. Anticamente l'interno del tempio si parava a festa in queste tre ricorrenze. Duecento anni fa, nel 1798, il canonico economo annotava: "Pagato all'apparatore de panni per la festa di giugno ducati 21. Punti di ferro per apprendere detti panni e non ledere lo stucco ducati 0.60". Che attenzione per non rovinare la decorazione di stucco!

 
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